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i Geositi
I Geositi e gli Ambiti di paesaggio

Considerata l’alta valenza geologica del territorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è l’elevata geodiversità è stato importante individuare una metodologia per la selezione ed il censimento dei geositi. Ciò è stato facilitato dall’adozione da parte del Parco di uno strumento di gestione del territorio molto efficace quale il Piano del Paesaggio, in cui sono state definiti delle porzioni di territorio omogenee dal punto di vista litologico, geomorfologico, stratigrafico e idrografico, correlate con importanti e ben definiti elementi strutturali (Guida et al., 1996). Tuttavia, al fine di precisare alcuni caratteri ricadenti in queste porzioni denominate ambiti di paesaggio, la definizione è stata integrata e qualificata con ulteriori informazioni quali, ad esempio, l’articolazione dei sistemi storico-insediativi in relazione alla morfologia del territorio, oppure la disponibilità delle risorse di un sito oppure ancora lo sviluppo di manifestazioni culturali, testimonianza della vitalità culturale del territorio. In tal modo, gli ambiti di paesaggio così definiti evidenziano come le forme di antropizzazione siano strettamente legate alla caratterizzazione fisico morfologica del territorio. In particolare, sono considerati ambiti di paesaggio: le valli del Calore e dell’Alento, il Vallo di Diano ed i Monti della Maddalena, i Monti Alburni e la Valle del Tanagro, Monte Cervati, Monte Bulgheria, Monte Chianello - Soprano, Monte Motola-Cocuzzo, Monte Gelbison, Monte Centaurino, Monte Stella, Monte Vesalo, Monte Forcella-Serralunga con il Fiume Bussento ed, infine, le zone di Pisciotta e di Roccagloriosa - Torre Orsaia.Successivamente entro ciascun ambito di paesaggio sono stati individuati suddivisi e codificati i geositi, luoghi in cui sono ben conservate testimonianze geologiche significative, in grado di raccontare la storia geologica del territorio in cui si sviluppa il Geoparco del Cilento e Vallo di Diano (CARTA GEOSITI). Ne sono stati individuati, sulla base della letteratura scientifica e dello studio sul terreno, 160 geositi (136 geositi ricadono all’interno dei confine del geoparco, mentre 24 rientrano nelle aree contigue). Ad ognuno di essi sono stati attribuiti sia l’“INTERESSE GEOLOGICO” sia l’“IMPORTANZA”. L’interesse geologico evidenzia il carattere preminente osservato in quel luogo, e quindi se l’emergenza che si ha dinanzi conserva un aspetto stratigrafico, geomorfologico, paleoambientale, paleontologico, strutturale o idrogeologico.

Il 40 % ha un interesse stratigrafico e paleontologico, ovvero capace di raccontare gli eventi e la vita succedutesi nei tempi geologici, come l’affioramento sul Monte Bulgheria, in località Licusati, che rappresenta l’unico esempio della Regione Campania in cui si conservano le ammoniti giurassiche (geosito 110) (Barbera, 1963; Scandone et al., 1964); il livello fossilifero di Petina con microfauna di pesci e Decapoda Crustacea dell’Albiano medio (geosito 146) (Bravi e Garassino, 1998) eguaglia quello di Pietraroia nel Matese, entrambi sono gli unici esempi segnalati al di fuori di una regione extra alpina; le sequenze terrigene del Monte Gelbison, del Monte Stella e del Monte Centaurino sono considerate tra le migliori esposte nell’Appennino, anche per la presenza di livelli stratigrafici importanti, quali le megatorbiditi calcareo-marnose (fogliarina), gli olistostromi e i livelli con blocchi di ofioliti (geositi 21, 28, 29, 31, 33, 39, 40, 47, 48 e 113) (Cammarosano et al., 2004 cum bibl.). I siti di interesse geomorfologico, che spesso sono una certa spettacolarità, costituiscono il 56% dei geositi censiti. Nel territorio del Parco si distinguono quelli carsici-idrogeologici, come le grotte carsiche del Monte Alburni e del Monte Cervati, tra cui quelle di Pertosa e di Castelcivita (geositi 143 e 144), le grotte costiere di Camerota e Palinuro (94 e 104) e la grotta di Morigerati lungo il fiume Bussento (geosito 119) (Russo et al., 2005); quelli strutturali, quali le forre fluvio carsiche lungo i fiumi Calore, Mingardo e Bussento (geositi 12, 49, 50, 59, 74, 82, 90, 102 e 118) (Brancaccio et al., 1978; Iaccarino et al., 1988) e le scarpate di faglia rilevate lungo la dorsale Vesole-Chianello, il Monte Motola e i Monti Alburni (geositi 11, 83 e 147) (Berardi et al., 1996; Torrente et al., 2000; Putignano & Schiattarella, 2009); quelli costieri con i terrazzi marini del medio e tardo Pleistocene (geosito 22) (Cinque et al., 1994) e le falesie di Palinuro (geosito 93) (Antonioli et al., 1994).I restanti geositi che rappresentano il 4% sono di interesse strettamente idrogeologico e risultano legati ad importanti acquiferi presenti nel territorio del Geoparco (Guida et al., 1980). Si possono ricordare le sorgenti di Capodifiume (geosito 9) connesse alla deposizione del travertino utilizzato per i templi di Paestum (Celico et al., 1982), le sorgenti del Sammaro (geosito 72) correlate all’omonima forra sovrimposta (Brancaccio et al., 1978), le sorgenti delle Fistole del Faraone (geosito 56) e tante altre sorgenti, spesso connesse a cavità carsiche.

 Per quanto concerne, invece, il parametro dell’“IMPORTANZA” sono stati definiti quattro livelli gerarchici. Si definisce principale, un geosito di particolare interesse geologico, sia come unicità/rappresentatività a livello europeo, sia come valenza didattico-scientifica; focale, un geosito, anch’esso principale, a cui si associa però la reale o potenziale fruizione dal punto di vista del geoturismo, quindi si tratta di luoghi già attrezzati con strutture e/o percorsi esplicativi o in via di strutturazione geoturistica; complementare, ancora un geosito principale, a cui si associa la presenza di un sito archeologico o un insediamento antropico di grande valenza storico-architettonica; ed infine secondario, un geosito di interesse geologico a livello nazionale o regionale.

 
 
 
 
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