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Flora e Vegetazione


 
Il territorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano si caratterizza per la sua elevata diversità di ambienti prodotti, in parte, dalla notevole variabilità geomorfologica, climatica e delle rocce affioranti, ma, ancor di più, dall’azione dell’uomo che, da oltre mezzo milione di anni, ha rimodellato e trasformato l’originario paesaggio naturale.

Questa notevole varietà di ambienti si traduce in una ricchezza della flora e della vegetazione di eccezionale valore.

Il popolamento floristico del Parco è costituito da oltre 2000 specie di piante autoctone spontanee. Tra esse circa il 10% riveste notevole valore naturalistico in quanto specie rare e/o endemiche (ossia presenti solo in Italia o addirittura solo in Campania o nel parco).

La più nota di queste specie, e forse anche la più importante, è la Primula di Palinuro (Primula palinuri), simbolo del Parco, dai vistosi fiori gialli la cui diffusione è localizzata a poche zone del Cilento e della Calabria.

Sulle spiagge e sulle dune costiere sono presenti comunità vegetali psammofile, ovvero specie che presentano una caratteristica capacità di adattamento ad ambienti salini, alla forte insolazione, ed aridità, tra cui il sempre più raro Giglio marino (Pancratium maritimum) e la Santolina delle spiagge (Otanthus maritimus) specie minacciata dalla eccessiva antropizzazione. Anche sulle scogliere a diretto contatto con gli spruzzi del mare, vivono piante estremamente adattate all’aridità e alla salsedine, come la copiosa ed endemica Statice salernitana (Limonium remotispiculum), mentre le alte rocce a picco sul mare sono costellate di preziosi endemismi come la Primula di Palinuro (Primula Palinuri), il Garofano delle rupi (Dianthus rupicola), la Centaurea (Centaurea cineraria), l’Iberide florida (Iberis semperflorens), la Campanula napoletana (Campanula fragilis), ed altre ancora che, con le loro splendide fioriture, caratterizzano un paesaggio costiero di rara bellezza.

La fascia costiera è anche il regno della multiforme e colorata macchia mediterranea, qui arricchita dalla Ginestra del Cilento (Genista cilentina) specie endemica distribuita in Campania e Sicilia, dal Carrubo (Ceratonia siliqua), dal Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea). Dove le condizioni climatiche e dei suoli lo consentono, la macchia si trasforma in formazioni arboree, più o meno estese, dominate dal Leccio (Quercus ilex), testimonianza di ben più ampie distese che una volta ricoprivano le coste del Mediterraneo. Nell’area costiera, ancora, oltre ai piccoli boschi a Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), il tessuto delle foreste sempreverdi e della macchia mediterranea è permeato dagli uliveti che si confondono e si integrano nella calda natura delle coste cilentane.

Nelle zone interne e sui rilievi delle colline, le alte Querce, a volte annose e solitarie a guardia degli antichi coltivi, ora in formazioni compatte insieme ad Aceri, Tigli, Olmi, Frassini e Castagni, costituiscono l’elemento caratterizzante del paesaggio vegetale.

Alle quote più elevate si susseguono i maestosi Faggeti che ricoprono e proteggono i rilievi montuosi; qui, ove si percepiscono i profumi della montagna, spesso si incontra il raro ed endemico Acero di Lobelius (Acer lobelii).

Nel regno denso di silenzio delle alte rupi e delle vette dei Monti Alburni, del Cervati, del Motola, del Bulgheria vivono specie endemiche molto rare di notevole valore botanico: il Crespino dell’Etna (Berberis aetnensis), Sassifraghe endemiche dell’Appennino centro-meridionale (come Saxifraga paniculata subsp. stabiana, Saxifraga ampullacea e la rara Saxifraga porophylla), la Genzianella napoletana (Gentianella columnae), ed infine, la Minuartia moraldoi, solo di recente scoperta sul Monte Gelbison.

Il paesaggio vegetale del Parco si arricchisce, inoltre, di localizzati lembi di bosco dominati da specie di notevole importanza ecologica: nelle aree montane interne i piccoli boschi di Betulla (Betula Pendula), di Abete bianco (Abies alba) e del Bosso (Buxus sempervirens), mentre sulla costa, nei dintorni di Velia, sono presenti lembi di boschi ripariali a dominanza di platano (Platanus orientalis) autoctono.

Le ampie superficie boscate di montagna, a quote di media altitudine, si alternano con le distese di prateria di origine prevalentemente secondaria, prodotte cioè dalle attività umane quali il pascolo, il taglio di boschi, ma anche dal passaggio del fuoco. Le più comuni nel parco sono le praterie xeriche (ossia caratterizzate da condizioni di decisa aridità) dei versanti carbonatici, dominate dalla graminacea Forasacco eretto (Bromus erectus). Queste praterie sono caratterizzata da elevati valori di rocciosità e petrosità e spesso formano dei mosaici ambientali con formazioni di Santoreggia montana (Satureja montana), Salvia comune (Salvia officinalis) e Lavanda (Lavandula angustifolia).

Alle quote più alte, al di sopra del limite della vegetazione arborea, sono presenti, invece, formazioni a prateria primaria. Sul Cervati, intorno ai 1.800 m d’altitudine, si ammirano le praterie di dolina alto montane, insediate su depositi di terra rossa privi di calcio, e interrotti solamente da qualche sporgenza rocciosa.

 

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